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Lettera aperta alla città di Como sul carcere Bassone

Buongiorno a tutti e a tutte, siamo il Collettivo Dintorni Reattivi, un gruppo di ragazzi e ragazze di Como e provincia. Tra i vari ambiti di cui ci occupiamo ci interessiamo da circa due anni del carcere Bassone, in particolare delle condizioni di vita dei detenuti.

Stanchi dell’indifferenza nei confronti del carcere che regna in città, abbiamo deciso di impegnarci in prima persona per contrastare l’isolamento, cercando informazioni, intessendo relazioni con familiari e amici e creando contatti diretti con i detenuti.

Per riuscire in questo intento abbiamo iniziato ad andare al Bassone tutte le settimane, durante gli orari dei colloqui, per distribuire volantini e chiacchierare con i parenti in attesa di incontrare i propri cari. Grazie a ciò abbiamo ottenuto dei contatti a cui scrivere le cui testimonianze ci hanno spinto ad organizzare dei presidi di solidarietà fuori dalle mura, che ora organizziamo mensilmente.

Le informazioni ottenute sono molte e ci mostrano come le condizioni detentive siano al limite della violazione dei diritti fondamentali dell’uomo. I detenuti con cui riusciamo ad avere una corrispondenza ci raccontano che sono costretti a vivere stipati come sardine, che spesso manca l’acqua e in ogni caso non è sufficiente a garantire l’igiene personale quotidiana, che le pareti di docce e celle sono ricoperte di muffa e che il caldo torrido estivo e il gelo invernale mettono continuamente a rischio la salute dei detenuti, senza parlare dell’assistenza sanitaria che risulta spesso inefficace a causa della cronica carenza di personale e delle condizioni in cui versa la struttura carceraria. I medici, dipendenti dell’ospedale S.Anna, in servizio all’interno del carcere parlano di un ambulatorio dai muri scrostati, quindi totalmente anti-igienici, di visite ed interventi eseguiti con giacca e guanti, poiché il riscaldamento non consente una temperatura superiore ai 15 gradi, e la continua carenza di personale li obbliga a turni che compromettono il loro operato e a mansioni di non loro competenza.

Alle pessime condizioni di vita si aggiunge la quasi assenza di momenti e spazi aggregativi e di socialità, unita alla difficoltà nell’ottenere colloqui con il personale educativo e assistenza psicologica.

A tutto questo si aggiungono le restrizioni introdotte durante il periodo di direzione di Maria Grazia Bregoli, la quale ha dimezzato l’ora d’aria (da 2h a 1h) e ha imposto notevoli limitazioni riguardo l’ingresso di cibo nell’istituto. È infatti da oltre un anno che è permesso introdurre solo cibi sottovuoto e di produzione industriale, quindi non possono entrare cibi e pietanze cucinati in casa o prodotti artigianalmente, aggravando così ulteriormente il peso economico del denuto sulla propria famiglia. Questo evidentemente è un disumano espediente per garantire un guadagno per le casse del carcere dato che i detenuti sono costretti ad acquistare tutto ciò di cui hanno bisogno all’interno, con prezzi maggiorati rispetto all’esterno. Ora la signora Bregoli se n’è andata dal Bassone. Consapevoli che il suo è stato uno dei periodi peggiori della storia di questo carcere, ci auguriamo che la futura direzione ripari, perlomeno, ai danni commessi e che non speculi più sulla pelle dei detenuti e delle loro famiglie.

Come ben sapete il Bassone si trova fuori dalla città, scelta strategica volta a tenerlo lontano dai nostri occhi, per creare quell’isolamento che è fondamentale per l’esistenza e il funzionamento del sistema carcerario. I vari direttori di turno contano infatti sull’indifferenza della cittadinanza per continuare indisturbati a guadagnare sulla pelle dei detenuti e dei loro familiari.

Noi non ci stiamo! E vorremmo non dover fare l’amara scoperta di essere gli unici.

Questa lettera pertanto si rivolge, con serenità ma senza mezzi termini, a tutte quelle individualità, realtà, associazioni ecc che non vogliono più far finta di non vedere quello che accade a due passi da noi, nella penombra di quelle sbarre, e che non accettano la logica egoistica per la quale la vita dei detenuti non riguarda tutta la società nel senso più ampio del termine.

Il nostro messaggio è semplice: mobilitiamoci, incontriamoci, cerchiamo un punto di sintesi tra le diverse visioni della questione e tra le varie modalità di lotta. È un impegno ambizioso, lo sappiamo, ma vogliamo credere, in tutta onestà, di non essere i soli a sentire nostra questa grossa responsabilità.

Con spirito di evasione salutiamo,

Collettivo Dintorni Reattivi

dintornireattivi@autistici.org –  c.p. 86, 22077 Olgiate Comasco (co)

Posted in Comunicati e volantini.

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