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RIVOLTA NEL CARCERE DI VARESE!

Pubblichiamo il comunicato del Kinesis su quanto accaduto ieri. Intanto varesenews.it, coprendosi di ridicolo e mancando di rispetto a tutti i reclusi e ai loro amici e familiari, riporta una inaccettabile versione dei fatti secondo cui all’origine della rivolta ci sarebbe semplicemente un televisore rotto.
RIVOLTA NEL CARCERE DI VARESE!
Apprendiamo dai giornali che ieri i detenuti del Miogni avrebbero scatenato una rivolta, rifiutandosi di rientrare nelle celle, lanciando oggetti, distruggendo mobili, estintori, quadri elettrici. Nella serata la struttura risultava ancora compromessa e senza energia elettrica.

Il numero di mezzi (circa una ventina) della polizia penitenziaria giunti in serata, ci fa supporre che non deve essere stato troppo facile domare la rivolta.

Non preoccupiamoci, però! I giornali locali si sono subito affrettati a comunicare che non ci sono stati feriti. Probabilmente le camionette erano colme di buone parole di conforto per i detenuti!

Inoltre, alcuni fra i pennivendoli locali vorrebbero grottescamente ricondurre i motivi della rivolta ad uno “screzio” fra un detenuto ed una guardia ma le condizioni terribili di questo e degli altri carceri sono note da tempo. Nella notte fra l’8 e il 9 gennaio un detenuto cinquantenne era morto di infarto senza alcuna assistenza medica (dalle 18 alle 8 non è in servizio nessun medico che possa intervenire). Il giorno successivo i reclusi avevano protestato con grida di rabbia e ritardando il rientro nelle celle.
Situazione egualmente insopportabile è quella del carcere di Busto Arsizio. Anche lì le proteste dei dei detenuti non sono mancate: ad inizio novembre, con uno sciopero della fame, chiedevano maggiore informazione circa il focolaio di Corona Virus, accellerazione nella valutazione delle misure alternative, colloqui telefonici giornalieri con i familiari. In diverse occasioni le loro grida sono giunte oltre le mura che li rinchiudono, fino ad essere sentite dai gruppi di solidali presenti fuori dal carcere per unirsi alla loro protesta ed esprimere solidarietà.
Dal ventre oscuro di questa società di controllo, reclusione e sfruttamento, dove albergano costretti gli ultimi dimenticati e privati di ogni dignità, emerge ancora un grido disperato ma mai domato: LIBERTA!
Kinesis, Tradate

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