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Ci mancava solo la Varesina Bis…

CI MANCAVA SOLO LA VARESINA BIS…

11840297-navigazione-e-luoghi-da-visitare-simbolo-di-viaggi-con-una-rete-di-strade-connesse-e-un-punto-interr Negli ultimi quindici anni, il territorio in cui viviamo è stato oggetto di una pesante speculazione edilizia, come non si era mai vista. A Tradate sono stati costruiti centinaia e centinaia di appartamenti, la maggior parte ancora vuoti, e il Centro Commerciale “La Fornace”, un ecomostro anch’esso prevalentemente vuoto: una colata di cemento che ha fagocitato una parte rilevante delle aree verdi e dei terreni agricoli di Tradate.

Come se tutto ciò non bastasse, adesso il Parco Tre Castagni (uno degli ultimi boschi rimasti sul nostro territorio), che si trova tra la zona industriale e Lonate Ceppino, è minacciato dal progetto della Varesina Bis, per il quale è previsto un costo di svariati milioni di euro (soldi pubblici), a scapito, ovviamente, degli investimenti nel trasporto pubblico, nei servizi sociali, nella sanità, nell’istruzione.

Anche questa opera servirà solo ad arricchire le solite grandi imprese costruttrici, utilizzando manodopera a basso costo, in condizioni di supersfruttamento, precarie e pericolose (per esempio, nei cantieri della Pedemontana ricordiamo l’operaio morto e l’esplosione della polveriera a Lozza e alcuni gravi incidenti a Cislago).

La Varesina Bis, come ogni nuova strada farà nascere speculazioni sui terreni limitrofi. Storicamente non c’è una statale o provinciale che non abbia favorito la costruzione di nuovi palazzi, capannoni e centri commerciali intorno alla sua sede stradale (ad esempio, è prevista la costruzione di 80 nuovi appartamenti e di un nuovo megaparcheggio nel rione delle Ceppine). 

Ogni nuovo intervento stradale inserito in una situazione fortemente urbanizzata genera ulteriore caos. Autostrade, “bretelle” e circonvallazioni generano traffico, cioè producono del traffico addizionale, nei seguenti modi:
a) inducendo le persone a effettuare spostamenti che non avrebbero altrimenti intrapreso rendendo il nuovo percorso più conveniente del vecchio;

b) facendo deviare le persone dal loro percorso precedente e spesso più diretto per usufruire dei vantaggi in termini di tempo della nuova strada;

c) facendo affluire per shopping e visite alle città bypassate dalle circonvallazioni più persone di quando il traffico di attraversamento scoraggiava questo genere di spostamenti.

Il traffico indotto può venire generato anche da precedenti utenti del trasporto pubblico che decidono di passare all’utilizzo dell’auto. Nel lungo periodo gli schemi di utilizzo del territorio vengono alterati – per esempio si costruiscono nuovi insediamenti lungo la nuova strada, aumentando la domanda di trasporto. Vengono anche influenzate le scelte abitative e lavorative delle persone a causa della nuova strada (e benché questa sia una conseguenza prevista dall’economia urbana, costituisce traffico indotto, di solito perché la gente è disponibile ad andare più lontano per recarsi al lavoro in conseguenza della costruzione di una nuova strada, aumentando il livello complessivo di veicoli/chilometri percorsi).

Alla fine, il traffico indotto può di nuovo portare la capacità stradale al collasso, in un circolo vizioso.Se anche la soluzione dovesse temporaneamente velocizzare il traffico, oltre al danno della scomparsa di aree verdi e dell’ulteriore cementificazione di altre aree prospicienti, si arriverebbe in pochi anni all’intasamento della strada con la richiesta del futuro sindaco di una nuova autostrada…

La vera emergenza del nostro territorio non è costruire nuove strade ma ridurre l’inquinamento dell’aria (CO2, PM10, Ozono) causato dal traffico privato e fermare il consumo di suolo. Un territorio fra i più colpiti dalle malattie respiratorie e degenerative, e caratterizzato da una pesante desertificazione ambientale e sociale.

Rispetto a progetti di questo tipo spesso vi è indifferenza o rassegnazione, pensando che le conseguenze non ci riguardino, che le nocività non ci colpiscano o che comunque non si possa fare niente per opporvisi. Ma nel corso degli ultimi anni, quando c’è stata una pronta e risoluta mobilitazione popolare, alcuni progetti nocivi sono stati bloccati: pensiamo al progetto di abbattimento di tutti gli alberi di Piazza Mazzini a Tradate, all’inceneritore che la Provincia di Varese voleva installare a Gornate Superiore (sopra Castiglione Olona) o, più recentemente, all’inceneritore della Elcon a Castellanza.

Che futuro volete per voi e per i vostri figli? Volete decine di provinciali bis-ter-quater che non portano a nulla e per vedere un po’ di alberi e di boschi andrete in Svizzera? Siete sicuri che volete questo futuro?

Fermare tali progetti è realmente possibile.

Dipende da ognuno di noi. Dipende dalla responsabilità che ci assumiamo verso la nostra vita e verso quella delle future generazioni.

Non deleghiamo più ai politici di turno. Agiamo in prima persona.

Organizziamoci in assemblee, senza partiti né gerarchie.

Opponiamoci a tutte le nocività che ci vogliono imporre.

KINESIS Tradate

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