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Quale vita.

QUALE VITA  (Scarica e stampa il volantino)

Anche qui, tra Varesotto e Brianza, parlando della Autostrada Pedemontana, si è affermata l’abitudine, da parte di politici e mezzi di “informazione”, di chiamare Grandi Opere vere e proprie azioni di devastazione e saccheggio del territorio. Anche qui, vengono presentati benefici e vendute futuribili ricadute positive sulla viabilità (tutte da dimostrare) vantando compensazioni ambientali (come se si potesse compensare ciò che perdiamo in salute e vivibilità) e nascondendo i rischi, per ciò che resta delle aree verdi (da decenni saccheggiate), per la salute e per la stessa possibilità di spostarsi sul territorio. Il rischio diossina con lo sbancamento del Bosco delle Querce di Seveso, l’aumento di polveri sottili pericolose, lo sfrenato consumo del territorio, in un sovrapporsi di disastri che una volta compiuti non bastano mai. Dopo un’autostrada se ne dovrà fare un’altra e poi un’altra. Il tutto a vantaggio del partito degli affari che trova appoggi trasversali nella politica e nelle istituzioni.

Tutte queste ragioni sono più che sufficienti ad opporre un deciso NO alla realizzazione della Pedemontana attraverso una mobilitazione capillare e che guardi all’efficacia delle iniziative da intraprendere.

Certo, anche molti che condividono queste preoccupazioni possono tuttavia pensare che in fondo, qui, in questa area del nord produttivo, ormai è da tempo che il saccheggio è iniziato: l’industria chimica dagli anni 60 e 70, – l’ICMESA e la sua Diossina giusto per fare un esempio – il groviglio di autostrade e superstrade. Il territorio è cosi trasformato, snaturato, inquinato, che oramai che differenza può fare una autostrada in più? In effetti sembra che sia rimasto ben poco da preservare.

Cosa significa allora difendere il territorio in condizioni come queste?

Significa che il territorio o meglio il nostro rapporto con il territorio deve essere riconquistato e ricostruito: non basta declamare che è un bene comune (concetto ormai abusato anche da molti che mentre lo dicono pensano e soprattutto fanno il contrario), bisogna che lo sia davvero. Quindi poniamo il problema di chi e come si decide e rifiutiamo le decisioni sciagurate prese dall’alto. Prendiamoci la libertà di mettere in discussione comunemente le priorità. Cosa è importante e cosa viene prima, la salute di tutti noi, o il miraggio di arrivare 20 minuti prima da qualche parte?
Significa riaffermare l’idea del territorio come spazio della collettività e di ciascuno di coloro che lo vivono, senza distinzioni fittizie. Il territorio non è un suolo inerte, in attesa di imprenditori che lo facciano fruttare a proprio profitto; non è lo sfondo immobile da attraversare distrattamente. Il territorio è abitato, è vissuto a buon diritto dalle persone più diverse. E’ sempre stato cosi. In questo senso vanno respinte velleità identitarie soprattutto se conducono alle derive intolleranti e xenofobe, inventando identità che si pretendono immutabili. Noi preferiamo la cultura e la memoria viva dei luoghi, troppo spesso rimossa. Preferiamo ricordare gli albori dell’epoca moderna, quando contrabbandieri e passatori si facevano beffe di guardie e confini; le società operaie ai tempi delle prime manifatture; le lotte degli sradicati dalle campagne povere del sud nelle fabbriche degli anni ‘70. Momenti diversi, in cui però ciò che contava era il cuore degli uomini e il territorio era abitato dalle solidarietà reali e non militarizzato dalle identità che escludono.

In definitiva difendere il territorio oggi vuol dire ripensare e decidere insieme quale vita si vuole vivere.

Decidere, a cominciare dal NO alle forme di devastazione come sta accadendo nella lotta contro l’inceneritore di rifiuti chimici industriali della ditta israeliana Elcon a Castellanza (VA) e come in Val Susa, dove il grande movimento No Tav tiene in scacco il partito del saccheggio e della militarizzazione da oltre 20 anni – e che si sta diffondendo in tante mobilitazioni.

ESTENDIAMO LE LOTTE AUTODETERMINATE, FONDATE SULLA CONDIVISIONE, CONTRO CHI IMPONE DALL’ALTO I PROPRI INTERESSI.

NO ALLA PEDEMONTANA
NO TAV
NO ELCON
NO al saccheggio del territorio e della vita

Come a Chiomonte e nei boschi della Clarea, come in tutta Italia…SARÀ DURA

Assemblea Popolare No Elcon – Castellanza,
Collettivo Ultimi Mohicani – Gallarate,
Kinesis – Tradate,
Alcuni avversari delle nocività – Brianza

 

MANIFESTAZIONE DEL 30 SETTEMBRE CONTRO LA PEDEMONTANA A DESIO:
http://resist.noblogs.org/files/2012/08/volantino-NOPEDE_retro.jpg

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