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8/03/12 Comunicato di Lucia Uva

L’onorabilità o presunta tale del Dott. Abate vale più di qualsiasi altra verità.
La perizia ci rende giustizia ed è un vero e proprio atto di accusa nei confronti di colui che ha sotterrato da tre anni e 8 mesi il vero fascicolo di indagini aperto, su mio esposto, sui fatti di quella notte.
Possiamo tirare la verità da una parte o dall’altra, ma i periti nominati dal Giudice dicono chiaramente che la causa della morte di mio fratello è in ciò che accade “nel periodo compreso tra il fermo attuato alle ore 3.00 e l’accesso al pronto soccorso alle 5.48” di quella brutta notte.
Possiamo ricordare al Dott. Abate che il 118 chiamato da Biggiogero a seguito delle urla di mio fratello e di quanto gli stava accadendo in caserma è stato dai Carabinieri respinto?
Possiamo ricordare al Dott. Abate che i carabinieri di quella notte descrivono le escoriazioni riportate sulle gambe di mio fratello? Ma come hanno fatto a vederle?
I periti dicono chiaramente che non possono fare osservazioni più specifiche sui mezzi e la dinamica della produzione delle lesioni trovate sul corpo di mio fratello a causa “dell’assoluta mancanza di documentazione inerente il periodo compreso tra il fermo attuato alle ore 3.00 e l’accesso al pronto soccorso alle ore 5.48”.
I medici non hanno colpe nell’avergli somministrato i farmaci. Mio fratello è morto per i traumi e per il fortissimo stress subito a lungo quella notte.
In quel cono d’ombra reso impenetrabile dal Pubblico Ministero.
Non sapevo mio fratello avesse le emorroidi, ma quel che so è che quell’emorragia gli è accaduta proprio quella terribile notte. Prendo atto che i periti non escludono che la perdita di sangue così vistosa sia stata prodotta da un traumatismo e che non è identificabile un eventuale corpo contundente usato allo scopo. Io non voglio credere a che qualcuno abbia insultato il povero corpo di Giuseppe poche ore prima che egli morisse, ma non volevo credere nemmeno che fosse morto proprio dopo una notte passata in una caserma di Carabineri alla presenza di tre volanti di polizia.
Fatto è che quella terribile perdita di sangue rappresentata dai suoi pantaloni rimasti nel cassetto di un ufficio per tutti questi anni ci dice ed urla a tutti, oggi , quanto grande sia stato il suo dolore e le umiliazioni subite. Quella macchia di sangue non fa altro che dire oggi a tutti noi ciò che Alberto Biggioggero aveva invano tentato di dire al 118 allora.
Ora abbiamo compiuto un altro passo sulla verità in un processo “storto” – come dice la mia amia Ilaria – che è ben lontano dal vedere sul banco degli imputati i responsabili veri di quanto accaduto.
Essi hanno avuto solo una fortuna: quel fascicolo fermo da 3 anni e 8 mesi che in modo sfacciato e plateale non viene e non verrà mai sottoposto alla cognizione di un Giudice. Ma è chiaro ormai che al Pubblico MInsitero Dott. Abate,non piacciono nemmeno i Giudici, rei di ragionare solo con la loro testa.
Ma le sorprese, vedrete, non sono finite. Do appuntamento a tutti per il 19 marzo.
Grazie
Lucia Uva

Ps. Il Dott. Motta che ha fatto l’autopsia e ha detto di avere eseguito attentamente l’ispezione anogeniotale, quelle emorroidi non le ha viste né citate. Mi risulta, se ho capito bene, che anche adesso ne neghi l’esistenza. Qualcuno mi sa dire perché?

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