Sabato 30. Contro l’isolamento, uniti si vince: presidio al carcere Bassone.

Sabato 30 ottobre – ore 9.00 – Presidio al carcere Bassone in solidarietà con tutti/e i/le detenuti/e.

Contro l’isolamento, uniti si vince.

Dall’inizio dell’anno ci stiamo interessando alla situazione del carcere Bassone di Como ed al costante aggravarsi delle condizioni detentive. Per alcuni mesi ogni sabato abbiamo volantinato durante l’orario dei colloqui, instaurando così un dialogo con i familiari dei detenuti. Principalmente quello che è emerso sono i gravi disagi che vivono sia i detenuti che i familiari. Ci è stato raccontato che durante l’inverno il riscaldamento all’interno delle celle funziona solo per quattro ore al giorno e non c’è acqua calda, che in alcune sezioni è mancata l’acqua durante i mesi più caldi dell’anno e che le ore d’aria sono state dimezzate.

A questi problemi si sono aggiunte le limitazioni apportate qualche mese fa riguardo a ciò che può essere introdotto in carcere dai familiari. Le nuove direttive impongono di introdurre solo cibi sottovuoto e di poduzione industriale, quindi impediscono l’ingresso di cibi e pietanze cucinati in casa o prodotti artigianalmente, andando così ad aggravare ulteriormente il peso economico del denuto sull’intera famiglia.
Questa situazione insostenibile è stata voluta dalla nuova direttrice Maria Grazia Bregoli che, se da un lato non si dimostra minimamente interessata alle condizioni dei detenuti, dall’altro sa perfettamente che aprire il “supermarket Bassone” riempirà ben bene le sue tasche a discapito dei detenuti e dei loro cari. Il vitto e il “sopravvitto”, ossia la spesa che i detenuti fanno tramite l’amministrazione carceraria, sono una voce importante del business penitenziario: il giro d’affari a livello nazionale non è inferiore ai 250 milioni di euro l’anno. Infatti, sebbene i prezzi di vendita dei beni concessi ai detenuti siano solo in pochi casi di molto superiori a quelli di mercato, appare evidente che la direzione aquistando all’ingrosso e rivendendo al dettaglio ottiene un considereve guadagno. Questo la nostra direttrice pare lo sappia bene.

A questi problemi specifici del Bassone vanno inevitabilmente ad aggiungersi le condizioni comuni a tutte le carceri italiane: sovraffollamento, rigide condizioni detentive, continui trasferimenti da un carcere all’altro, pessime condizioni igienico-sanitarie e quasi inesistente assistenza medica.
I detenuti rinchiusi nelle carceri italiane sono circa 65000, quando la capienza massima prevista è di 44066 posti. In questo quadro il Bassone non fa eccezione, e il sovraffollamente anche lì ha dei numeri spaventosi. Basti pensare che la costruzione, degli anni ottanta, originariamente doveva contenere al massimo 175 persone, ma successivamente, senza che vi siano stati mutamenti della struttura, la capienza è stata raddoppiata e portata a 350 persone. Sembrerebbe uno scherzo, se non fosse che ora a viverci ci sono 555 persone. É in questo scenario che vanno inseriti i 44 detenuti suicidatisi nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno (37 impiccati, 5 asfissiati col gas, 1 avvelenato con dei farmaci e 1 sgozzato), mentre il totale dei detenuti morti, tra suicidi, malattie e cause “da accertare” arriva a 125.
Oltre a tutto questo bisogna sottolineare come i prigionieri vengano continuamente posti in una condizione di conflittualità tra loro, con lo scopo di rompere quella solidarietà che si viene a creare tra individui privati totalmente della libertà, e che costituirebbe la maggiore minaccia per l’esistenza stessa delle strutture carcerarie. Il potere, l’impunità che il “pacchetto sicurezza” consegna alle guardie per applicare restrizioni e isolamento, l’assenza di igiene, le carenze strutturali…si trasformano in gran parte in arbitrarietà, discrezionalità e prepotenze d’ogni tipo.

Proprio per impedire lo svilupparsi di una solidarietà attiva fra i detenuti e l’esterno del carcere ci è stato impedito fisicamente di volantinare, la casella di posta utilizzata per comunicare con i detenuti è stata bloccata e chi era maggiormente in contatto con noi è stato trasferito in altre carceri. É evidente come la direzione del Bassone cerchi in tutti i modi di impedire l’instaurarsi di rapporti fra i detenuti e l’esterno del carcere: la dotoressa Bregoli sa perfettamente che mantenere l’isolamento fa sì che non si sviluppi quella complicità, quella consapevolezza, quel sentimento di comunanza che è punto di partenza per condividere esperienze e sensazioni e per organizzarsi per migliorare le proprie condizioni. Inoltre la paura di subire ritorsioni (come avvenuto dopo la rivolta dell’agosto 2009) rende difficile “fare qualcosa” perchè le conseguenze potrebbero essere allontanamento, restrizioni, limitazioni ai permessi o a quei pochi privilegi di cui magari si gode.
Tutto ciò indubbiamente rende più difficile portare avanti la lotta contro il carcere, ma allo stesso tempo ci conferma che la direzione intrapresa è quella giusta.

Noi siamo fermamente convinti che il carcere, la violenza di stato e le guerre saccheggiatrici siano l’apparato immunitario di questa società divisa in classi. Continueremo quindi a costruire solidarietà attiva con chi sta dentro per diffondere il più possibile quello che succede tra quelle mura e per portare avanti le lotte interne ed esterne, con il chiaro scopo di rompere l’isolamento e togliere a quelle sbarre il loro significato e il loro infame ruolo di dimenticatoio sociale.

SABATO 30 OTTOBRE H. 9.00 PRESIDIO AL CARCERE BASSONE

Collettivo Dintorni Reattivi
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