resist

24 Lug, 2009

Manifesto dei sequestrati nel Cie di via Corelli

generale — Inviato da rexist @ 16:42
dal comitato antirazzista di Milano

Non è certo una novità che il Comitato antirazzista, e non solo, si batta senza condizioni per la chiusura dei moderni lager come quello di via Corelli. Ma con l'approvazione del decreto sicurezza è altrettanto certo  che i CIE diventeranno ancor più di prima, un centro nevralgico della macchina repressiva chon cui lo stato gestirà il processo di clandestinizzazione e di espulsione di centinaia di migliai di immigrati.
Nel frattempo non si placano i segnali di protesta che giungono da via Corelli (e non solo). Anche in questo caso non è certo la prima volta che ci giunge l'eco, più o meno forte, di lotte, scioperi, rivolte, tentativi di fuga da parte dei detenuti.
Però è la prima volta, dalla lotta che infiammò il centro, nel 2005, che i detenuti producono un comunicato politico con l'obiettivo di far giungere la loro voce, e il loro pensiero, ovunque sia possibile.
Questa è la loro volontà che noi ci facciamo carico di far diventare proposta politica per tutti gli antirazzisti.
In allegato trovate quindi la bozza di manifesto (con la sola firma dei detenuti di Corelli) tratta dal comunicato di cui sopra.
La proposta è molto semplice: organizzarne l'attacchinaggio e la diffusione in tutti i quartieri possibili.

A NOME DI TUTTI I DETENUTI, O MEGLIO, DI OGNI SEQUESTRATO DEL CENTRO DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE DI VIA CORELLI

Premessa: siamo esseri umani simili a voi italiani, l'unica differenza è che siamo nati in un altro paese povero. Inoltre non abbiamo avuto la possibilità di metterci in regola per diversi motivi e per avere un lavoro onesto e in regola. Ciò ci ha spinti a fare dei lavori saltuari in nero.
Purtroppo una minoranza di noi, per la disperazione e la fame, hanno commesso per la maggior parte dei piccoli reati ed ha scontato i suoi sbagli con il carcere.
Tuttavia vi racconto la situazione pietosa che viviamo in questo luogo maledetto, il quale non auguro a nessuno, quale che sia la sua nazionalità, nero o bianco. Siamo qui di tutte le razze, qualcuni non stanno di buona salute e hanno bisogno di cure a causa del malfunzionamento del centro sanitario e la carenza di medicinali. Gli alimenti sono insufficienti e malconditi. Inoltre siamo fuori dal mondo, dato che il giornale non entra.
L'unico televisore che esiste è coperto da una spessa rete metallica che rende la vista quasi inpossibile. I bagni sono luridi ed addirittura per entrare ci vuole una mascherina con la paura di prendere qualche malattia infettiva. Sapete che ci danno lenzuola di carta, non quelle normali?
Perché? Vi rispondo io: perché sanno che alcuni di noi sono arrivati all'estrema disperazione e non vedono l'ora di farla finire, per dare un taglio a questa sofferenza.
Ognuno di noi ha la sua storia personale che lo tormenta. Ci sono persone che hanno i familiari in Italia e non vogliono separarsi. Altri hanno bambini o fidanzati da cui non vogliono dividersi. Altri, dopo anni di lavoro, a causa della crisi mondiale, hanno perso il lavoro e adesso rischiano di essere rimpatriati. Come è possibile mandare via una persona che ha trascorso metà della sua vita qui in Italia? Che quasi non parla più nella sua lingua originale che quella italiana e dopo aver perso i suoi affetti del suo paese? Sicuramente si sentirà più straniero al suo paese.
C'è una curiosa storia di un compagno che si trova con noi per essere rimpatriato. Ha un processo in corso, se fosse rimpatriato sarebbe condannato per contumacia. Cioè non sarà presente, e questo mi sembra ingiusto.
Infine passare sei mesi in questo scandaloso e vergognoso luogo, per ben dirlo, un gulag, è incivile, disumano, in un paese avanzato come l'Italia.

A NOME DI TUTTI I DETENUTI, O MEGLIO, DI OGNI SEQUESTRATO DEL CENTRO DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE DI VIA CORELLI

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milano, 10 luglio 2009


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